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"MAGIA FOTOGRAFIA" on the French Webmagazine, "OURAGEIS13.COM", visita la pagina
PORTFOLIO EUROPA INTERNATIONAL - PORTFOLIO REVIEW, VINCITRICE SECONDA CLASSIFICATA,
Portfolio Europa (Fotografia Europea 2013), come miglior portfolio.
Giuria, presieduta da Laura Serani e composta da Peggy Sue Amison, Krzysztof Candrowicz,
Miha Colner, Gigliola Foschi, Elina Heikka e Carine Dolek
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DENIS CURTI, Considerazioni sul MIA 2013 visita la pagina
MICHELE SMARGIASSI, "Magia Fotografia" FOTOCRAZIA DI "REPUBBLICA" 2011 visita la pagina
LE MONDE 10.05.2013, pubblicazione on-line, visita la pagina
GAI, PADOVA FOTOGRAFIA, Catalogo generale, Padova, 2013
GEMINE E MUSE, Padova 2010, Edizioni Skira
GIGLIOLA FOSCHI "Al di là delle apparenze opache" FOTOGRAFIA EUROPEA 2010, Reggio Emilia; Edizioni Electa
GLORA VALLESE "Come ai tempi della Serenissima" ARTE 2009, Edizioni Mondadori
SILVIA FERRARI, SERENA GOLDONI, ORNELLA CORRADINI "AREA PROGETTO" 2009, Galleria Civica di Modena
ANGELA VETTESE “PREMIO BORSISTA, Bevilacqua la Masa", Venezia, 2008
GUIDO BARTORELLI, STEFANIA SCHIAVON, "Quotidiana", catalogo generale Padova, 2007
ANGELA VETTESE "91 Collettiva Bevilacqua la Masa", Venezia, 2007
Remake, EN PLEIN AIR ARTECONTEMPORANEA, Pinerolo, 2006
ANGELA MADESANI, "Il viaggio" catalogo generale, Galleria San Fedele, Milano, 2006
GIGLIOLA FOSCHI "Alfabeto di periferia" Rozzano, 2006
STEFANO COLLETTO e MARCO FERRARIS, "Tende a Infinito", Catalogo generale, Fondazione Bevilacqua la Masa. Venezia, 2006

TESTI CURATORIALI

CIRCULATIONS 2014
Martina Dinato et la magie de la retouche
by Molly Benn@ourageis13.com

MIA 2013
Martina Dinato
di Gigliola Foschi

ABRACADABRA
di Michele Smargiassi
Fotocrazia, blog Repubblica

REALTÀ INCERTA
di Serena Goldoni

MARTINA DINATO ET LA MAGIE DE LA RETOUCHE, CIRCULATION(S) 2014

by Molly Benn@ourageis13.com

Martina Dinato est une photographe italienne, et pour certains, une magicienne. Diplômée de l'Institut italien de photographie de Milan, elle présente au festival Circulation(s) 2014 la série « Magia Fotografia », des photographies familiales retouchées.
Quand on parle de retouche, on pense tout de suite à la photographie de mode ou publicitaire. Pourtant, la photographie de famille a elle aussi son lot de retouches. La série de Martina Dinato montre cet aspect moins connu de la photographie. En confrontant la photo originale, les instructions de retouche et l'image définitive, Martina Dinato propose un étrange voyage entre la réalité et le réel fantasmé, ce réel où la pelouse est tondue sur une photo de mariage...
Le Festival Circulation(s) aura lieu du 7 février au 16 mars 2014 au Centquatre, à Paris. Dans le cadre de cette nouvelle édition, le festival a besoin de votre soutien pour imprimer son catalogue. Retrouvez le festival sur KissKissBankBank. À soutenir et relayer !

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MIA 2013

Martina Dinato
di Gigliola Foschi

"Ecco, io faccio nuove tutte le cose... perché le cose di prima sono passate", leggiamo nell'Apocalisse di Giovanni, là dove si descrive il mondo rinnovato di Dio, la nuova creazione che sopraggiungerà alla fine dei tempi, cancellando il dolore del mondo attuale.
È strano, ma un'eco di queste parole profetiche sembra percorrere i lavori di Martina Dinato, per quanto le sue opere ci mostrino la banale, umile realtà del nostro mondo. Eppure - che si tratti di semplici foto di famiglia ritoccate, o di vecchi pali della luce persi in periferia, o di povere stanze dimenticate - sempre ritroviamo, in questi soggetti apparentemente così diversi, un tema unificante che li attraversa: la rinascita, il risorgere a nuova vita, l'uscita dal buio per dischiudersi a una rivelazione luminosa,
l'acquisizione di un nuova immagine che supera le fattezze anguste del passato.
Così, nella serie Volti di periferia, vediamo malandati lampioni e tralicci esibire un abito quasi sontuoso, grazie ai rampicanti che li hanno avvolti: tanto che, ammantati di verzura, questi vecchi manufatti paiono ora guardarci con un volto nuovo e poetico, quasi sorridente.
Mentre nella serie Le porte regali, l'oscurità di alcune stanze fatiscenti si trova inondata dallo splendore di una luce che irrompe attraverso il rettangolo di una finestra dischiusa verso un fuori verdeggiante come una terra promessa.
"Porte regali" o "porte del Paradiso" sono chiamati i due battenti che nelle chiese ortodosse permettono il passaggio del solo sacerdote al di qua e al di là dell'iconostasi: costituiscono cioè una soglia tra sacro e profano, tra il mondo degli uomini e quello di Dio; aprendo le "porte regali" durante la liturgia il sacerdote bagna dunque di luce divina il buio della chiesa dove sono raccolti i fedeli.
Così come nelle Porte regali di Martina Dinato l'irruzione di una luce tenue, sfumata, delicata e benefica, dischiude un nuovo orizzonte ad ambienti che altrimenti sarebbero rimasti prigionieri di una storia opprimente.
Ma non capita così anche per il giocoso album Magia fotografia? Qui ci muoviamo nel mondo popolare delle foto di famiglia: immagini imperfette di un passato che vuole essere ritoccato, riaggiustato col photoshop, per potersi ripresentare quale memoria viva e amabile.
Mostrando queste modeste foto-ricordo di gente semplice, prima e dopo il ritocco che gli stessi clienti le hanno chiesto, l'autrice ci indica il passaggio dalla testimonianza reale ma difettata di un ricordo, alla riproposizione di questo stesso ricordo in forma truccata e però seducente: un ricordo che, proprio perché opportunamente corretto, fa risorgere i sogni, alimenta i desideri, si spalanca verso il futuro. Così dunque le "cose di prima", con tutti i loro limiti, rinascono come "cose nuove",
grazie al tocco affettuoso di Martina Dinato, capace di trasformare gli spazi dell'abbandono in luoghi d'incanto.


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Abracadabra

di Michele Smargiassi
Fotocrazia, blog Repubblica

Martina la maga riapre gli occhi. Martina la fattucchiera fa scomparire i panni stesi. Martina la fata sparecchia in un battibaleno, come Mary Poppins. Martina la strega stacca le teste e le riattacca. Martina fa tutte le magie che le chiedete, e il mondo torna ad essere quello che lo specchio fatato della fotocamera ci aveva promesso, ma non è riuscito a mantenere. Perché il mondo non è come dovrebbe essere.
La vita non si comporta come dovrebbe, come ci aspettiamo da lei.

La realtà è una gran guastafeste. C'è sempre quella tipa che s'intrufola nell'inquadratura, dietro, nessuno la vede ma poi te la ritrovi nell'album. C'è sempre quell'attimo di distrazione, ed ecco che sembri addormentato. O quell'influenza che ti toglie dalla circolazione proprio nel giorno della foto di gruppo con la squadra. Ci sono tutte quelle bottiglie vuote sul tavolo che perlamiseria quando eri lì non ti sembravano così invadenti. Accidenti accidenti, i bei ricordi tutti rovinati.
La fotografia invece è gentile. Servizievole. La fotografia punisce la realtà maleducata, e rimette sempre le cose a posto.
Bisognerebbe vivere nelle fotografie. Ma a ben pensarci, si può fare.
Lo possono avere tutti, l'accesso alla fotofantasia, anche quelli poco esperti di fotoritocco, perché esistono i professionisti come Martina Dinato che lo sanno fare, e lo fanno per tutti. Mica fotosciòp è solo per le star, per le sciantose che hanno bisogno di lisciarsi la pelle e alzarsi le tette e tagliarsi via una fetta di sedere sulle copertine dei rotocalchi. La fotografia oggi è democratica, garantisce a tutti quanti il ripristino del sogno, la soppressione degli accidenti della vita.

Martina Dinato è una fotografa free-lance di arte, pubblicità e moda che si è fatta le ossa lavorando a lungo nel laboratorio fotografico di famiglia. Addetta ai ritocchi su commissione. Venivano da lei sposi disperati e lei li rimandava via felici. Ci vuole così poco, un pennellino elettronico, un colpetto di mouse, e il dente cariato torna bianco che neanche uno spot, e gli occhi chiusi della bimba si riaprono, e i mutandoni stesi sullo sfondo svaniscono, e tutto torna perfetto come doveva essere.
Martina ha conservato (con il consenso degli interessati) quei lavoretti su commissione.
Nelle due versioni, prima e dopo la cura. Ne ha fatto un album (sfogliatelo qui), un vero progetto d'arte concettuale, dove ogni dittico porta come titolo la richiesta che i clienti vergavano nervosamente sulla busta o sul retro della foto: "Aprire occhi bambina", "Aggiungere le due ragazze delle fototessere nella squadra pallavolo", "Togliere signora dietro la porta", "Fare dente", "Togliere biancheria appesa dietro", "Togliere bottiglie bicchieri lasciare solo tavola piatta" ed anche "Togliere befana sulla dx", che qui si capisce benissimo quanto s'erano incazzati, dopo, a vedere la foto con l'intrusa, i due sposini che si baciavano così appassionati sulla decappottabile. Ecco fatto, dente, occhi, signora, mutande, tutto a posto. Martina non prende in giro, non critica, non giudica male i suoi clienti, anzi: si sente una specie di benefattrice, una chirurga della memoria ferita, una taumaturga dei ricordi pericolanti. Una fata buona.

Ma è anche una fotografa pensante e riflette sul desiderio e sull'uso privato della fotografia, dove emerge un nuovo bisogno: la non accettazione del momento presente allo scatto, il rifiuto dell' "è stato" della fotografia classica, che era forse il suo fascino principale, e la sua trasformazione magica in un momento astratto. [,...] Si chiede alla fotografia quello che si chiedeva allo sciamano della steppa: l'eliminazione delle negatività e la riduzione del disturbo. Alla fotografia si chiede di aprire gli occhi che erano chiusi, una richiesta che fu del cieco di Gerico.

Magia e perfino santità della fotografia mutante. Il judoka voleva stare da solo: ed ecco esplusi dal tatami tutti gli altri, ed erano ben tre. E quei due signori, uomo e donna, capisco, volevano un ritratto di coppia e non di gruppo, ma che bisogno c'era di togliere anche la palma dietro?
Non stava male. O sembrava una barriera tra loro? Misteriose idiosincrasie dell'iconologia privata. Qualche cliente sembra essere andato molto più in là, scoprendo che la fotografia dell'era digitale ha la retromarcia facile: sa creare anche la foto che non fu, la foto mancante, il ricordo mancante (primo comandamento Kodak: "Una foto che non fai è un ricordo che non hai").

Perché, per esempio, la testa della "sorella grande della foto 1 deve rimpiazzare quella della stessa sorella (ma scattata un anno prima) della foto 2? Alla madre, pare, non piaceva il taglio di capelli che la primogenita esibiva nel giorno del primo compleanno della sorellina, e ha preferito l'anacronismo. Ma poi, ora che ci penso, come l'avrà presa la "befana sulla dx", di essere eliminata dal quadro? E la bimba dalla testa vagante, non aveva il diritto di avere la faccia che aveva quando la sorellina spense una sola candelina? E quell'altra con gli occhi chiusi, se era magari annnoiata, o assonnata, con che diritto la si obbliga a partecipare, ad aprire gli occhioni, a mostrarsi partecipe di quella barba di cerimonia da mammaquandoandiamoacasa? Non sono un po', queste correzioni d'icona, anche delle imposizioni di carattere, di comportamento, dei piccoli plagi?

Ma soprattutto, dice bene Martina: ora che lo sappiamo, che alla fotografia si può chiedere di creare un passato perfetto, le chiederemo ancora di registrare un prosaico difettoso presente? Domande inutili. La "rivoluzione digitale" ha cambiato totalmente il regime di verità della fotografia, almeno così dicono tutti, e bisogna rassegnarsi, e i fotografi puristi e restii al ritocco, ancora affezionati all'idea che la fotografia sia un indizio di realtà, sono ormai considerati dei "fanatici", come scrive di loro un fotografo di successo, che verrano presto "isolati e ridotti alla fame dalla clientela che ne diserta gli studi per accorrere entusiasta da chi promette ritratti dai quali vengono eliminati i rigori dell'esattezza fotografica ed assicura una registrazione benevola e lusingatrice, prodiga di correzioni e di abbellimenti".
Scusate, ho fatto un po' di confusione.

Questa citazione di Giuseppe Enrie, fotografo della Sacra Sindone, è datata 1931.


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Realtà incerta

di Serena Goldoni

Martina Dinato decide di intervenire negli spazi di Area Progetto partendo da una riflessione sul concetto di spazio, tempo, identità - in questo caso di un luogo - in relazione alla fotografia e all'avvento della sua digitalizzazione.
Lungo il corridoio che collega le sale espositive della Galleria Civica di Modena l'artista ha voluto portare tre stampe di grande formato ricavate dai files di immagine che ha ricevuto dalla Galleria stessa come semplice documentazione di un luogo che si trasforma in spazio di lavoro per i giovani artisti.

La collocazione delle stampe rispetta esattamente l'inquadratura originaria imitandone la resa prospettica. La dimensione esagerata delle fotografie nasconde al pubblico lo spazio retrostante con la sua stessa rappresentazione, e l'ingrandimento delle immagini, portato all'estremo, mette in crisi la percezione della loro verosimiglianza facendole apparire, man mano ci si avvicina, prive di consistenza. Il piano ammezzato, la scalinata che conduce al piano superiore, la zona di accesso alla sala espositiva appaiono così, nella loro rappresentazione, deframmentati e quasi irriconoscibili.
Con questa installazione Martina Dinato intende evidenziare i mutamenti radicali portati dalla rapida evoluzione tecnologica avvenuta negli ultimi anni. I modi di intendere il tempo - il suo scorrere e incedere sulle cose - e lo spazio, inteso come luogo fisico e tangibile, si stanno via via adattando a una incontrollabile velocità e impalpabilità che coinvolge nostro malgrado ogni modalità di trasmissione e comunicazione. Essi perdono il loro valore originario nell'immediatezza e nel dissolvimento della distanza; la realtà, l'essenza delle cose, diventa talmente onnipresente e disponibile da annullare la sua identità, costruita dalla memoria e dall'esperienza.

Maurizio Malagoli, fotografo della Galleria Civica di Modena dal 1971, è diventato indirettamente complice e parte integrante del progetto di Martina Dinato. Nel corso degli anni ha impressionato su pellicola mostre, avvenimenti, spazi, a volte con passione ed entusiasmo, a volte con meccanicità annoiata, connotando sempre più l'identità di un luogo e archiviando la sua storia per salvaguardarla dall'oblio del tempo. È a lui che ci si è rivolti, come frequentemente accade, per avere una consona rappresentazione delle zone di intervento da inviare agli artisti coinvolti nell'iniziativa, per consentire loro un primo approccio con gli spazi della Galleria.
Le sue fotografie, nell'opera della Dinato, vengono utilizzate nella loro materialità, mantenendo lo stesso titolo dato come documentativo di quel determinato luogo; insieme ad esse anche il suo operato, prolungato nel corso del tempo, diventa emblematico di un cambiamento nell'approccio al metodo fotografico, di riproduzione e archiviazione. La pellicola, elemento fisico e palpabile è stato sostituito da inconsistenti pixel e numeri virtuali, salvati in inconsistenti cartelle elettroniche.

Roland Barthes scriveva "Ciò che la fotografia riproduce all'infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente. In essa l'avvenimento non si trasforma mai in altra cosa: essa riproduce sempre il corpus di cui ho bisogno al corpus che io vedo".
Il lavoro di Martina Dinato parte da un idea di luogo riportata nella realtà del luogo stesso, esso sottolinea i limiti della rappresentazione del reale nella fotografia, e in particolare la sua ferma istantaneità, nei confronti della comunicazione contemporanea. Ogni fotografia porta il retro bianco, a ricordare la fisicità e la palpabilità della carta fotografica, delineando i confini della sua osservazione unilaterale.


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Biografia

Nata nel 1978 in provincia di Padova, lavora come fotografa di moda e pubbliciataria e nel 2009 apre il suo studio.
Si è diplomata in grafica e si è specializzata nel 2005 in fotografia presso l'Istituto Italiano di Fotografia di Milano.
Nel 2006 la sua prima mostra collettiva su invito alla Fondazione Bevilacqua La Masa dal titolo Tende a Infinito a cura di Stefano Colletto e Marco Ferraris e nello stesso anno viene invitata alla Galleria En Plein Air di Pinerolo, per la collettiva dal titolo Remake.

Nel 2007 sempre dalla Fondazione Bevilacqua La Masa gli viene assegnata da Angela Vettese il PREMIO Borsa di Studio
dove poi espone Volti di Periferia.
Nel 2009 una sua personale nella sezione Area Progetto alla Galleria Civica di Modena, dal titolo Realtà Incerta, a cura di Serena Goldoni, Silvia Ferrari, Ornella Corradini e Angela Vettese.
Nel 2010 partecipa su invito alla quinta edizione di Fotografia Europea a Reggio Emilia
nella collettiva dal titolo L'Incanto a cura di Elio Grazioli e Gigliola Foschi.

Nel 2011 il suo progetto dal titolo Magia Fotografia viene curato e
pubblicato da Michele Smargiassi su Fotocrazia di "Repubblica".

Partecipa nel 2013 MIA. Milan Image Art Fair, Milano
e sempre nello stesso anno è vincitrice seconda classificata al PORTFOLIO EUROPA INTERNATIONAL - PORTFOLIO REVIEW,
(Fotografia Europea 2013), come miglior portfolio.
Giuria, presieduta da Laura Serani e composta da Peggy Sue Amison, Krzysztof Candrowicz, Miha Colner, Gigliola Foschi, Elina Heikka e Carine Dolek.

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Mostre

2013
MIA Milan Image Art Fair, Milano
PADOVA FOTOGRAFIA, Padova

2011
Magia Fotografia, a cura di Michele Smargiassi, FOTOCRAZIA, REPUBBLICA

2010
Work to Work, a cura di Elena Privitera e Marco Filippa, GALLERIA EN PLEIN AIR, Pinerolo, Torino
GEMINE MUSE, Padova
Openspace opps, GALLERA EN PLEIN AIR, Pinerolo, Torino
FOTOGRAFIA EUROPEA 2010, INCANTO, Reggio Emilia, a cura di Gigliola Foschi ed Elio Grazioli

2009
Realtà Incerta, mostra personale, GALLERIA CIVICA DI MODENA, a cura di Serena Goldoni, Silvia Ferrari,
Ornella Corradini e Angela Vettese

Airswap, GALLERIA NOT ART GALLERY, Napoli

2008
92MA EDIZIONE BEVILACQUA LA MASA PREMIO BORSISTA a cura di Angela Vettese, Venezia
Kairos, XIII BIENNALE DEI GIOVANI ARTISTI DELL’EUROPA E DEL MEDITERRANEO, Fiera del Levante, Bari
Lorenzago Aperta a cura di V. Vecelio, Lorenzago, Belluno
Realtà Contemporanea, GALLERIA SCALAMATA, Venezia
PREMIO DI FOTOGRAFIA ALDO NASCIMBEN X EDIZIONE, Palazzo Bomben, Treviso

2007
91MA EDIZIONE BEVILACQUA LA MASA a cura di Angela Vettese, Venezia
QUOTIDIANA, spazio Ex Macello, a cura di S.Schiavon e G.Bartorelli, Padova

2006
IL SENSO DEL VIAGGIO, a cura di Andrea Dall'Asta e Angela Madesani, GALLERIA S.FEDELE, Milano
ALFABETO DI PERIFERIA a cura di Gigliola Foschi, Cascina Grande, Rozzano
SEGNALI a cura di Stefania Schiavon e Guido Bartorelli, Palazzo Liviano, Padova
TENDE A INFINITO a cura di Stefano Colletto e Marco Ferraris
Remake, EN PLEIN AIR ARTECONTEMPORANEA, Pinerolo


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